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LOMBARDI, M. - Vindolanda: dalle tavolette alla ricostruzione storico-archeologica

AUTHOR 

 
CATEGORY
 
Conference proceedings - “Incontri di Archeologia - studenti Sapienza”, Incontro su Roma, Atti della Giornata del 27 aprile 2018
 
LANGUAGE
 
Italian 
 
ABSTRACT 
 
The present research seeks to give a general overview about the wooden tablets found in Vindolanda. Firstly the research will focus on the tablet as an “indirect” source of data: any kind of information (not directly related to the text content) which could be revealed by, for instance, the language or type of writing. Secondly, different types of texts will be analysed and compared (if possible with archaeological traces too).
The results will show once again how this type of finds reveals lots of details about the every day life in a roman military camp in the first centuries A.D.
 

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PDF (not yet available)

 

LE FASI DELL'ACCAMPAMENTO

L’accampamento di Vindolanda ha una lunga continuità di vita, fatte salve brevi interruzioni, che comincia intorno all’85 d.C. e termina in un momento imprecisato del V d.C. (Birley 2009: 223). Il fatto che recentemente sia stata riconosciuta una fase di Carlisle ascrivibile al 70 d.C. ha però fatto sorgere qualche dubbio sulla data di fondazione di Vindolanda: vista la posizione centrale di questo accampamento non sarebbe così assurdo scoprire una fase precedente anche per Vindolanda. Ad oggi le fasi riconosciute sono dieci, anche se la prima risulta completamente obliterata dalle successive e, alcune delle altre, dal cambiamento di orientamento dell’accampamento (Fig. 1). In questa ricerca si sono prese in considerazione solo quelle fasi che fino ad ora hanno restituito un numero significativo di tavolette, cioè dalla fase II alla IV. La fase II comprende quel lasso di tempo che va da circa il 92 d.C. al 97, il forte in questa fase è stato ricostruito ed ingrandito (portato a 2 ettari ca) rispetto alla fase precedente ed è probabilmente già occupato dalla Cohors IX Batavorum, forse con ancora qualche unità della Cohors I Tungrorum (Si veda la tav. 154 nel presente lavoro). La fase III (97-102/103 d.C.) è caratterizzata da un ulteriore allargamento del forte che ora arriva a coprire quasi 3 ettari, forse legato all’arrivo della III Batavorum ed alla sua coesistenza con la IX. L’accampamento verrà abbandonato repentinamente e alcune strutture ed utensili (fra cui molte tavolette) dati frettolosamente alle fiamme. La fase IV, dopo un breve periodo di abbandono, inizia intorno al 105 per terminare nel 120 ca. In questo periodo la I Tungrorum stazionerà all’interno dell’accampamento. 

 

 

Fig. 1 - Orientamento delle varie fasi in rapporto con l’ultima ricostruzione dell’accampamento in pietra. In rosso la fase I, la II e la III in blu e la IV in verde (da Birley 2009, p. 206).

 

LA TAVOLETTA COME TIPOLOGIA DI SUPPORTO SCRITTORIO

L’utilizzo di questa tipologia di supporto scrittorio non era mai stato prima così massivamente riscontrato in altri siti archeologici, sebbene ritrovamenti di tavolette lignee siano occorsi anche altrove. La gran quantità di frammenti ritrovati a Vindolanda, a fronte dello scarso centinaio del tipo di tavolette di cera, ha fatto dedurre che il supporto più diffuso almeno in questa parte dell’Impero fosse proprio la tavoletta in legno ad inchiostro. Anche l’analisi del legno lo ha confermato: le tavolette a inchiostro sono fatte con legno locale, mentre i supporti lignei ed i relativi stili per l’incisione a cera erano tutti importati (Bowman e Thomas 1983).

Il perché i ritrovamenti siano stati così infrequenti, a fronte di un loro supposto utilizzo così massivo, lo spiegano sia la facile deperibilità del legno che la “struttura” delle tavolette che ne rende ancora più difficile il riconoscimento. Le tavolette fino ad ora ritrovate sono state ricondotte, con piccole variazioni, a due format strutturali diversi: quello della lettera e quello dell’elenco. La lettera (Fig.2) ha una chiusura a “libro” ed ogni pagina è divisa in due colonne, con quella di destra generalmente più grande, e l’indirizzo sul retro. Il format degli elenchi (Fig.3) invece è a “fisarmonica” con molte più pagine delle lettere, ma sempre collegate fra loro da laccetti di cuoio. Il fatto che spesso le tavolette siano state ritrovate chiuse ha inficiato terribilmente sulla possibilità di un loro riconoscimento.

Anche le dimensioni dei documenti non hanno aiutato. Ogni tavoletta veniva ricavata direttamente dalla corteccia dell’albero ed aveva uno spessore oscillante fra l’1 e i 3 mm, con una lunghezza massima riscontrata di 19 cm. Proprio la difficoltà nel riconoscerle, mista alle migliaia di ritrovamenti di Vindolanda, hanno fatto supporre una maggiore diffusione di questa tipologia di supporto scrittorio. L’aver riconosciuto anche la “mano” di autori non particolarmente colti ha poi suggerito la possibilità che la tavoletta di legno fosse il supporto low cost accessibile a tutti, mentre le tavolette in cera di importazione fossero un supporto elitario, tanto per gli autori che la usavano quanto per la tipologia di documenti a cui potevano essere destinate (Bowman e Thomas 1983).

 

Fig. 2 - Format della lettera (da Bowman e Thomas 1983, p. 35).

 

 

Fig. 3 - Format degli elenchi (da Bowman e Thomas 1983, p. 35).

 

COMPOSIZIONE DEL SUOLO E RITROVAMENTI

Il fatto, già di per sé incredibile, che un numero così elevato di frammenti di tavolette lignee e di altri reperti in materiale deperibile sia giunto fino a noi, è reso ancor più unico dall’insieme di diversi fattori che hanno contribuito a rallentarne, se non evitarne del tutto in alcuni casi, il naturale processo di decomposizione. In primis il rapporto tra il posizionamento del sito nella sua prima fase e le sue successive ricostruzioni ed allargamenti. Ogni ricostruzione si basava su una demolizione degli edifici, un livellamento dell’area ed una nuova fase costruttiva. Questo ha portato alla creazione di strati di terreno composti dalla pavimentazione dell’edificio appena demolito, con sopra altri strati compattati di argilla o turf spessi anche 40 cm. Questi strati di livellamento così compattati non hanno lasciato spazio ad ossigeno (quindi batteri) ed acqua (in un’area con evidenti problemi di drenaggio dell’acqua piovana) creando quindi strati leggermente umidi ed in perfette condizioni anaerobiche (Birley 2009: 43 ss.). 

Il fatto che molte delle tavolette trovate nei pressi di un butto, connesso ad una fabrica, nel cui terreno sono state riscontrate forti tracce di urina e tannino (entrambi connessi con la lavorazione della pelle), abbiano mantenuto un ottimo stato di conservazione ha fatto supporre che anche questa alterazione chimica della composizione del suolo abbia giocato la sua parte nel garantire il processo di conservazione (Bowman 1983: 10-11).  Per la fase III, invece, sono stati riconosciuti una serie di focolari-butti allestiti in fretta e furia in occasione di un rapido abbandono dell’accampamento. La scarsa attenzione degli schiavi addetti alla distruzione di questi materiali e, quasi sicuramente, il clima umido e piovoso, hanno garantito il ritrovamento di un elevato numero di tavolette in stato di parziale carbonizzazione ed in ottime condizioni di conservazione.

I fattori che hanno permesso una così omogenea preservazione come abbiamo visto sono vari e non sono omogeneamente applicabili a tutte le fasi ed a tutti i settori del forte. Questo però non ha scongiurato ritrovamenti di frammenti di tavolette anche non in condizioni ottimali: alcune sono state ritrovate in stato waterlogged (cioè in “ambiente sommerso” in cui la presenza di acqua è prevalente, piuttosto dannoso tanto per le tracce di inchiostro quanto per il legno stesso), mentre recentemente tavolette sono state ritrovate anche in altri siti (Caerleon e Carlisle) in ben diverse condizioni (Bowman 1994: 16). Ciò ha aperto la strada a considerazioni di più ampio raggio non solo sulla diffusione delle tavolette ma su un loro preponderante ruolo come supporto per la scrittura.

Si può, con una ragionevole dose di probabilità, attribuire la scarsità di ritrovamenti al di fuori di Vindolanda non tanto solo alla composizione e condizione del suolo, quanto alla difficoltà di riconoscimento di tali elementi nel corso di uno scavo. Non è trascurabile infatti la condizione di completo allagamento che spesso caratterizza lo scavo in alcuni settori di Vindolanda (Fig.4)

 

Fig. 4 - Condizioni di scavo in parte del praetorium di Cerialis fase III (da Birley 2009).

 

RECUPERO E RESTAURO

Un fattore che ha influito moltissimo è stata la rapidità con cui le tavolette, una volta sottratte al loro ambiente anaerobico, si degradavano a contatto con luce ed aria. Non solo il supporto ligneo friabile e sottile (lo spessore delle tavolette generalmente è di circa 2-3 mm), ma anche l’inchiostro: se da appena recuperate dal terreno era possibile leggerne in buona parte il contenuto, dopo breve questo sbiadiva o svaniva del tutto (Blackshaw 1974: 244). In aggiunta non bisogna dimenticare che le tavolette vengono ritrovate in uno stato frammentario, a volte sovrapposte dalla parte con l’inchiostro (chiuse “a libro”) e quindi di difficile riconoscibilità, queste poi necessitano di essere maneggiate con molta attenzione non solo nell’estrazione ma anche nella pulizia ed eventuale separazione l’una dall’altra. 

Tali presupposti hanno reso imprescindibile la collaborazione instaurata fra The Vindolanda Trust, l’associazione-gruppo nata per portare avanti il progetto Vindolanda, ed alcuni conservatori del British Museum per il trattamento delle tavolette. La necessità che tale trattamento venisse svolto immediatamente dopo il recupero ed in situ, ha portato in un secondo momento alla creazione di un laboratorio nei pressi dell’area di scavo, all’interno del Chesterholm Museum (Birley 2009: 43).  

Le prime tavolette, inviate al Research Laboratory del British Museum, venivano avvolte in carta velina precedentemente bagnata con un fungicida per poter affrontare al meglio il trasporto. Una volta giunte a destinazione spacchettate, ripulite da eventuali resti di sporco e immediatamente immerse in acqua distillata, in attesa di essere fotografate. 

La fotografia, da un punto di vista archeometrico, si presta con tecniche e sensori particolari alla registrazione di fenomeni ottici derivati dalla eventuale riflessione, trasmissione o emissione di radiazioni dalla materia quando questa è colpita da radiazioni diverse da quelle della luce visibile. Lo scopo di questo trattamento è “massimizzarne” la leggibilità.

Nel caso specifico sono state provate due “irradiazioni”: l’ultravioletta (UV) e l’infrarosso (IR). La tecnica della fluorescenza visibile indotta da radiazione ultravioletta si serve dello spettro elettromagnetico delle radiazioni ultraviolette (dai 380-400 nm ai 10 nm) per indurre fenomeni di fluorescenza in molti materiali organici (Aldovrandi e Piccolo 2001). Le tavolette, esposte a raggi UV, non hanno risposto a questo trattamento. La tecnica ad IR invece utilizza raggi infrarossi, ovvero quella radiazione elettromagnetica con una lunghezza d’onda compresa fra i 700 nm e 1 mm, ed è una tecnica molto utilizzata, specie nei restauri di pitture, per rivelare grazie ad un forte contrasto cromatico bianco-nero eventuali segni sottostanti la pittura (Van Asperen de Boer 1990: 3-6). La tecnica IR si è rivelata essere piuttosto efficace con le tavolette. 

Una volta esaminate e fotografate le tavolette, fin ad allora conservate in ambiente umido, sono state deidratate. Per rimuovere l’acqua senza danneggiare l’inchiostro hanno utilizzato un processo a base di alcool ed etere: ogni tavoletta, ciascuna in un contenitore di polistirolo proprio, è stata immersa in alcol denaturato e lasciata a mollo prima per sette giorni e poi di nuovo per tre. Successivamente ogni tavoletta è stata trasferita in una piastra di Petri racchiusa in una rete di terilene (una fibra tessile sintetica) e poi, divise in gruppi di frammenti, conservate in un contenitore di vetro riempito con etere dietilico. Dopo tre giorni l’etere è stato cambiato ed i frammenti sono stati lasciati a bagno per tre periodi di tre giorni. Al termine dell’ultimo ammollo le tavolette sono state asciugate fra fogli di carta velina. A questo punto le tavolette sono state fotografate nuovamente, sempre tramite tecnica ad IR, ed hanno mostrato non solo che non si sono verificate ulteriori perdite di inchiostro ma alcune, al termine del trattamento, erano più leggibili (Blackshaw 1974).

 

ANALISI PALEOGRAFICA E DEL LINGUAGGIO

Da un punto di vista paleografico, le tavolette di Vindolanda si inseriscono, aggiungendo interessanti informazioni, all’interno del controverso dibattito sullo sviluppo della scrittura presso i Romani nel corso dei primi tre secoli dopo Cristo e del passaggio dall’Old Roman Cursive (ORC) al New Roman Cursive (NRC). Al centro del dibattito sta il quesito se l’ORC (Fig.5), usato fino al III d.C. ca in varie forme, si trasformi, quasi ad evolversi in una forma più “elegante” (precursore a sua volta della minuscola Carolingia di IX d.C.), nell’NRC (Fig.6). Il fatto che l’ORC si manifesti in diverse varianti, che a volte si presenti con alcune similarità con l’NRC ma che altre ne sia troppo distante, e delle tante variabili introdotte dalle mani dei singoli scribi, rendono il quesito di non facile risposta (Bowman e Thomas 1983: 33 ss.). 

 

Fig. 5 - Traslitterazione dell’ORC (da Birley 2009, p. 52).

 

 

Fig. 6 - ORC e NRC a confronto (da Bowman and Thomas 1983, p. 54).

 

L’ORC spesso è anche detto “capital cursive”, in opposizione al “minuscule cursive” dell’NRC. Le tavolette appaiono in maggioranza scritte in ORC sebbene esso si manifesti in varie forme diverse (numerosi sono gli studi a riguardo, per una panoramica d’insieme si veda Bowman and Thomas, 1983). Se, ad esempio, ne è stata notata una forma maiuscola, vicina se non proprio assimilabile alla Capitalis Rustica, usata nelle intestazioni, date o indirizzi di cui la tavoletta n.162 (Fig. 7), che riporta parzialmente il nome di un soldato, ne è calligraficamente un discreto esempio.

Non mancano esempi anche di una forma corsiva più elegante, come la tavoletta n.152 (Fig. 8), o di esagerazioni grafiche nelle ascendenti e discendenti, ben visibili nella n. 248 (Fig. 9, Bowman e Thomas 1994: 47-49). La tipologia di scrittura è sicuramente molto lontana da quella pulita ed elegante della Capitalis quadrata che abitualmente si riscontra nelle epigrafi, piuttosto invece interessanti sono i confronti e gli studi fatti nel confrontarla con la scrittura che si incontra dai papiri provenienti dalle regioni Orientali dell’Impero (Bowman  Thomas 1983: 53-55).

Il fatto che questa forma di scrittura si riscontri a Vindolanda non solo in scritti militari ed ufficiali ma anche in lettere private scritte da personaggi provenienti dai ranghi più diversi (dallo schiavo all’ufficiale, passando per lo scriba) e che si possa confrontare con documenti simili ma su diverso supporto, come papiri e ostraca, provenienti dalla parte “orientale” dell’Impero, ci fornisce molto più che un semplice indizio sulla sua diffusione sia geografica che sociale.

 

Fig. 7 - Tavoletta n.162 (da Bowman and Thomas 1983).

 

Fig. 8 - Tavoletta n.152 (da Bowman and Thomas, 1983).

 

 

Fig. 9 - Tavoletta 248, frammento 1 e 2, (da Bowman and Thomas, 1983).

 

Anche il linguaggio utilizzato dai diversi autori o scribi delle tavolette fornisce una serie di elementi molto importanti ai fini della ricostruzione delle dinamiche culturali (in tutte le sue accezioni: dall’etnicità all’alfabetizzazione) ai confini dell’Impero ed in ambito militare. Sarebbe errato ritenere il linguaggio utilizzato nelle tavolette come una declinazione britannica (al massimo germanica o gallica vista la provenienza delle truppe stanziate in quest’accampamento) del latino e semplicistico ritenerla solo l’ennesima forma di latino volgare nata in ambito provinciale. Sebbene molti dei documenti siano costruiti su di una struttura formulare e l’attività di scribi professionisti “copra” in alcuni casi le forme di latino parlato in loco, le tracce che emergono dalle tavolette permettono di farsi un’idea del livello di alfabetizzazione all’interno dell’accampamento (Adams 1995: 86). 

L’attività di scribi è sicuramente documentata a Vindolanda da molte tavolette. Uno degli esempi più noti è il probabile errore di dettatura nella n. 234 (che causa la riscrittura sopralineare di un’etiam) o la distinzione di “due mani” fra il testo e la parte conclusiva con i saluti in alcune lettere private, come spesso succede in quelle di Claudia Severa (la n. 291 la più famosa - Bowman e Thomas 1983). Le tavolette, da questo punto di vista, non sono un unicum ed il poterle confrontare anche ortograficamente con altri testi della stessa natura e ambito militare, come gli ostraca da Bu Njem o le lettere di Claudius Terentianus, ci permette di renderci conto dell’alto livello culturale degli scribi presenti a Vindolanda.

Una traccia molto importante è la scrittura del digramma ae: se nei documenti ufficiali di I d.C. di C. Novius Eunus, trovati nelle vicinanze di Pompei, raramente viene scritto, nelle tavolette di Vindolanda, al contrario, raramente è riportato in modo incorretto. L’idea diffusa è che il dittongo ae in questa fase sia ormai diventato comunemente un monottongo e che solo grazie alla loro ottima preparazione gli scribi di Vindolanda non cadano in errore. Un altro errore ortografico generalmente molto frequente negli ambienti non totalmente alfabetizzati è la scrittura della -m in finale di parola, causata probabilmente dalla scarsa percepibilità nel parlato. La sua non scrittura tradisce una scarsa padronanza del latino. Se a Vindolanda questo tipo di errore (su quasi 400 casi incontrati) non è attestato, nelle lettere di Terentianus è abbastanza frequente (in 1/5 dei casi circa), mentre negli ostraca da Bu Njem è un errore costante.

Altri errori ortografici molto comuni come la semplificazione delle doppie, l’omissione dell’h ad inizio di parola o la fusione di e con i ed o con u (questi ultimi molto frequenti nel Latino Volgare) non sono stati riscontrati in modo rilevante nei testi da Vindolanda (Adams 1995: 88 ss.). D’altro canto è molto interessante notare la presenza di anticipazioni di termini romanzi (come turta al posto di torta) e di prime attestazioni di forme anomale come Februuar- e renuntium (per approfondimenti si rimanda ad Adams 1990 e Adams 1995).

Molto interessante è la presenza di termini di provenienza celtica, quasi sicuramente importati dall’area della Gallia Belgica o della Germania dai soldati stanziati a Vindolanda, con qualche elemento introdotto dal “celtico britannico” di stampo locale. Il termine bracis, ad esempio, è molto utilizzato a Vindolanda per indicare il cereale da cui si ricavava la birra; la parola, è annotata da Plinio (Plin., N.H. XVIII, 62) come un curioso provincialismo molto diffuso nell’area della Gallia. Anche il termine utilizzato per indicare la birra (ceruesa), per Plinio (Plin., N.H. XXII, 164) è di provenienza gallica, ed il fatto che a Vindolanda sia così frequentemente attestato lascia supporre che sia stato portato in Britannia da soldati di provenienza gallica (Adams 1995, p. 128). In aggiunta a ciò, il fatto che fra le tavolette ricondotte all’archivio del comandante della IX Coorte di Batavi, alcune (si veda la tavoletta n. 225 in Bowman e Thomas 1983) siano state riconosciute come scritte dal comandante stesso, Flavius Cerialis, ha permesso di verificare il profondo livello di romanizzazione e ottimo di alfabetizzazione (non commette errori ortografici) di un ufficiale di provenienza nobile batava.

In conclusione, la selezione di esempi sopra riportati mostra come un’attenta analisi del linguaggio utilizzato dalle diverse tipologie di scriventi a Vindolanda possa fornire dati che, intrecciati con le informazioni storico-archeologico, aiutino a gettar luce su alcuni temi da sempre critici. Gli scribi impiegati a Vindolanda erano sicuramente ben addestrati e con un’ottima padronanza del latino, come alcuni altri autori (fra cui Cerialis), ed è per questo che non si può bollare il linguaggio qui utilizzato semplicemente come Volgare.

Bisogna ricordare però che non tutti gli autori sono riconducibili alla classe degli scribi altamente specializzati, abbiamo anche esempi ortograficamente (e probabilmente culturalmente) vari e alcuni sicuramente di livello inferiore: come l’elenco proveniente dalla tavoletta n.186, lista forse compilata da un mercante, in cui oltre ad una scrittura scomposta compaiono termini alquanto sgraziati come Februuarias (Adams 1995: 131). Sicuramente le tavolette erano un sostegno per la scrittura decisamente più alla portata di tutti di quanto non lo fosse, sempre in quest’area, l’incisione su cera come anche lo squilibrio nei ritrovamenti ha dimostrato. Questa possibilità di utilizzo comune fa supporre che, a dispetto della mole di ritrovamenti occorsi in questa concentrazione fino ad ora solo a Vindolanda, la diffusione della tavoletta come supporto per la scrittura fosse dominante quanto meno nell’area Britannica.

 

ANALISI DELLE TAVOLETTE: ALCUNI DATI

Sono ancora tanti i quesiti rimasti più o meno aperti attorno alla vita dei soldati di frontiera e le tavolette, direttamente o meno, spesso ci forniscono spunti interessanti per indirizzare la ricerca in una direzione piuttosto che un’altra. Un primo esempio concreto di come le informazioni contenute nei testi possono risultare utili consiste nell’annotare i nomi dei siti esplicitamente nominati nelle lettere, ed analizzare così i flussi di provenienza e destinazione della corrispondenza all’interno dell’accampamento. Risulta molto interessante, ai fini dell’analisi, inserire tali dati in ambiente GIS (nello specifico si sono inseriti solo i siti di cui è stata accertata la collocazione) e avere così una visione d’insieme del flusso di posta (Fig. 10).

La prima impressione che se ne ottiene è che fra i siti esplicitamente nominati, indicati in arancione, vi sia una distanza media di circa 30 km; mentre per siti a pochi km di distanza da Vindolanda non risultano comunicazioni in entrata o in uscita. Ovviamente i dati inseriti sono pochi e bisogna tenere in mente che molte tavolette sono andate perdute e con loro la possibilità di avere smentite o certezze. La teoria che recentemente ha reinterpretato la Stangate come una strada di sicura percorrenza militare, abbandonando l’idea della frontiera invalicabile dotata di un muro, sembra trovare un ulteriore appoggio da questa piccola e rapida analisi: forse i piccoli avamposti a pochi km di Vindolanda erano stagionali o comunque saltuariamente occupati da truppe, che, invece, in linea di massima stazionavano nei più grandi accampamenti documentati dalle lettere.

Questa rapida e iniziale analisi vuole suggerire solo un ulteriore indirizzo futuro per la ricerca: molti sarebbero infatti i dati che potrebbero andare ad aggiungersi a quelli già riportati in ambiente GIS e che aiuterebbero a far chiarezza sulle vie e i modi del trasporto, logistica, approvvigionamento, spostamento e comunicazione lungo il limes britannico.

 

Fig. 10 - Distribuzione di alcuni accampamenti romani in Britannia: in arancione i siti nominati nelle tavolette; in grigio i siti riconosciuti sulla Stangate; in rosso Vindolanda; in bianco ipotesi del tracciato della Stangate; in giallo ipotesi di Selkirk per il tratto Newbrough-Coria.

 

ISTRUZIONE E TESTI LETTERARI

La presenza di alcuni bambini, quasi sicuramente parte della famiglia del prefetto Cerialis, all’interno dell’accampamento è stata accertata definitivamente dal ritrovamento di vari calzari per bambini fra il materiale miscellaneo rinvenuto all’interno del praetorium riconducibile alla fase III.  In aggiunta, fra questi materiali, sono state ritrovate anche tre tavolette che sembrerebbero riconducibili in un modo o nell’altro all’istruzione dei figli del prefetto. Tutti e tre i frammenti ritrovati citano Virgilio, già ampiamente noto per essere utilizzato per scopi scolastici, due citano l’Eneide ed uno, il n. 02-38A, le Georgiche (Fig. 11; Birley 2009: 75). Il più famoso è il n. 118 (Fig. 12) che riporta su di un lato parte di una lettera, mentre sull’altro quelle che sono state riconosciute come i versi dell’Eneide 473 dal libro IX: “interea pauidam uolitans pinnata per urbem”. Molto probabilmente la lettera, una cui parte è rimasta scritta sull’altra faccia del frammento n.118, non è mai stata inviata: per alcuni è parte di una bozza riutilizzata, per altri anche la lettera faceva parte di un esercizio (vista la calligrafia molto ordinata e precisa, Bowman e Thomas 1983).

 

Fig. 11 - Tavoletta n. 02-38A da Birley 2009.

 

1 ANTE IOUEM NULLI SUBIGEBA[NT] 

2  ARUA COLONI IU.[...]

 

 

Fig. 12 - Tavoletta n. 118 da Bowman and Thomas 1983.

 

1 INTEREA PAVIDAM VOLITANS PINNA  

2 TA .VBEM m2 seg. uacat

 

Un altro frammento (T. 38), ritrovato nel corso della campagna di scavo del 2001, sempre proveniente dall’area del praetorium di fase III, riporta la linea 125 del I libro delle Georgiche. La scrittura appare quella di un adulto ed è quindi stata ipotizzata come una copia scritta dal maestro (Birley 2009: 90). 

Ricondotto alla fase IV del forte è stato ritrovato all’interno della caserma, fra la stanza IV e la VII, il frammento n. 452. Questo riporta su ambedue i lati alcuni buoni tentativi di ricopiare il famoso incipit dell’Eneide “arma virumque cano Troiae qui primus ab oris”. Il fatto che il ritrovamento sia stato effettuato all’interno degli alloggi dei soldati porta ad escludere che possa essere attribuibile all’istruzione di un bambino (Birley 2009: 106). 

Al di là della suggestività dei ritrovamenti, due sono le considerazioni che possiamo fare, o quanto meno le domande che possiamo porci, a partire da questi frammenti: è possibile che i figli del comandante vivessero all’interno dell’accampamento in quella che sarebbe dovuta essere una zona di confine? Il ritrovamento della tavoletta nella caserma testimonia una qualche forma di scolarizzazione delle truppe? Per quanto riguarda la prima domanda, tantissimo si è detto nel corso del tempo sul ruolo della Stanegate e su di un suo possibile utilizzo come “vallo” o fortificazione pre-adrianea.

Con il tempo si è giunti ad una più probabile teoria di un suo utilizzo come strada militare piuttosto che come vero e proprio “muro separatore”, basata anche sul concetto che la Stanegate, comunque nata come una strada fin dalla remota Preistoria, non ha mai restituito resti di fortificazioni della tipologia del Vallo di Adriano. Basandosi anche sul ritrovamento di altri accampamenti più a nord di Vindolanda, anche a seguito della contrazione post Agricola, si è assunto che questa fosse la parte già del tutto sotto controllo e che la Stangate facesse da confine “permeabile”.

La presenza di bambini in quest’area limitanea potrebbe suggerirci l’idea che vi fosse una sorta di equilibrio fra la parte “pacificata” e quella non, tale da rendere l’area generalmente pacifica e ben si accorderebbe, a mio avviso, con il quadro delineato dalle più recenti teorie sulla Stanegate. Non si spiega altrimenti perché il prefetto Cerialis abbia messo così a rischio la sua famiglia. Per la seconda domanda, purtroppo, i dati non sono ancora sufficienti per poter fornire una risposta certa. A mio avviso ci troviamo davanti ad un documento potenzialmente molto interessante che, se trovasse altri confronti, potrebbe aiutare a dissipare molti dubbi sulle condizioni dei militari negli accampamenti che, come il documento sembrerebbe suggerire, in quest’area erano tali da permettere ad un soldato ausiliario di esercitarsi nello studio dei classici. 

 

ARCHIVIO PRIVATO DI CERIALIS

L’archivio, il più numeroso con circa 60 tavolette di ogni tipo, ci offre uno scorcio molto variegato ed interessante sulla vita condotta a Vindolanda dal prefetto della IX Coorte di Batavi. Flavius Cerialis fu infatti comandante a Vindolanda nella cosiddetta fase III, cioè quel periodo compreso fra il 97 d.C., momento in cui fu disposto un rinnovamento ed allargamento dell’accampamento ancora composto per la maggior parte da strutture lignee, e l’abbandono occorso nel 102-3 d.C. La tipologia di testi è piuttosto variegata e rispecchia la diversità di incarichi che spettavano a chi ricopriva questo tipo di carica. Poche sono le menzioni di attività esclusivamente militari rispetto a notizie su vita sociale, caccia o attività “diplomatiche”. Questo grande gruppo di tavolette, sicuramente dalla 225 alla 290 (le ultime 10 probabilmente vi fanno parte), è stato definito come archivio privato perché tutti i frammenti sono stati ritrovati all’interno delle varie stanze del praetorium di fase III o sono direttamente indirizzate a suo nome o da lui firmate. Sembra infatti essere il suo archivio privato dato che tutti i documenti ufficiali di rilievo venivano invece conservati nell’archivio della legione, conservato all’interno dei principia o, molto più probabilmente, nel tabularium.

La tavoletta n. 225 (Fig. 13), ad esempio, ci riporta 25 righe di una bozza (le lettere vengono ritenute bozze quando la tavoletta su cui sono scritte è di riutilizzo, magari presenta anche un altro testo, o sono mancanti di saluti e destinatario) di una lettera scritta da Cerialis ad un certo Crispinus, probabilmente un senatore che si trovava a Londinum. Lo scopo della lettera sembrerebbe la richiesta di Cerialis a Crispinus di intercedere con il governatore Marcellus affinché renda il suo periodo a Vindolanda “più gradevole”. La lettera, purtroppo frammentaria, non è chiaro se sia ascrivibile alla categoria delle litterae commendaticiae, ossia di auto-raccomandazione, o se sia una richiesta di una qualche sorta di patronato-mecenatismo o un’aperta richiesta di promozione. Rimane evidente il ruolo di primo piano ricoperto da Crispinus, quindi identificato come un probabile senatore o un legato di legione (Bowman e Thomas 1983). Il governatore Marcellus è stato invece certamente identificato con Neratius Marcellus, governatore della Britannia nel 103 d.C. (Birley 2009: 80), elemento molto utile ai fini della datazione della lettera. Il governatore è anche noto da una lettera di Plinio il Giovane che proprio a lui, quando era in carica come governatore della Britannia, chiede di intercedere affinché Svetonio, il biografo, possa ottenere una carica militare (Bowman 1983: 37). 

 

Fig. 13 - Tavoletta n. 225, fronte e retro (da Bowman e Thomas 1983).

 

1 [ ] uacat Crispino suo [ uacat? 

2 [G]rattio Crispino redeunte .[... 

3 [ c.10 ] [[non fui mihi]] et .d.[.. 

4 [ c.7 li]benter amplexus s[um do-  

5 mine salutandi te occassionem 

6 [d]ominum meum et quem saluom 

7 [[habere]] esse et omnis spei 

8 [[suae]] compotem inter praecipua  

9 uoti habeo hoc enim de 

10 me semper meruisti usque 

11 ad hanc d[ c.4 ].tem cuius fid- 

12 [ c.4 ]..[ c.6 ]..ute.il[... 

 

Back 

13 [....]m Marcellum clarissi[mum ui- 

14 [rum] consularem meum quar.[.... 

15 [oc]cassionem nunc ut.[ c.11 

16 [...]. tibi amicorum do[ c.10 

17 sua [p]raesentia quos tu[ c.9 

18 illius scio plurimos habere [.... 

19 quomodo uoles imple quidq[uid 

20 de te exspecto et me .lu.[.]... 

21 amicis ita instrue ut beneficio  

22 tuo militiam [po]ssim iucundam 

23 experiri ha[ec ti]bi a Vindolan- 

24 da scribo .[ c.6 ]. hiberna [.. 

25 [.].n.u. h..[ c.6 ].ius a.[ 

 

Sempre appartenente alle litterae commendaticiae è la tavoletta n. 250 (Fig. 14) ma, questa volta, è il prefetto Karus (forse Claudius) a chiedere a Cerialis, per conto di tale Brigionius, che quest’ultimo venga nominato centurione responsabile della regione a Luguvalium (Carlisle).

 

Fig. 14 - Tavoletta n. 250, in alto: frammento 1 e 2; in basso: retro frammento 1 (da Bowman e Thomas 1983).

 

1 [ c.4 ]ius Karus C[e]r[iali 

2 [su]o uacat s[alutem 

3 [ c.4 ]brigionus petit a me 

4 [domi]ne ut eum tibi com- 

5 mendaret rogo ergo do- 

6 mine si quod a te petierit 

7 [u]elis ei subscribere 

8 Annio Equestri (centurioni) regi-  

9 onario Luguualio ro- 

10 go ut eum commen-  

 

2

11 [ c.4 ] digneris .[... 

12 [...].que nom[ine 

13 debetorem m[e tibi 

14 obligaturus op[to 

15 te felicissimum 

16 bene [[f]]ualere 

17 uacat    

18 m2uale frater 

 

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1 m1[C]eriali 

2 praef(ecto) 

  

La n. 233 (Fig. 15) invece è una bozza di lettera fra Cerialis e Brocchus, in cui il primo chiede al secondo la cortesia di inviargli reti da caccia (sicuramente molto praticata, forse una grande passione di Cerialis) e di aggiustare i pezzi di un qualcosa, purtroppo non identificato a causa della frammentarietà del testo (si veda anche l’elenco di materiali da caccia restituito dalla tavoletta n. 593). Brocchus è sicuramente una persona molto vicina a Cerialis ed alla sua famiglia, ciò è deducibile dai resti di almeno 6 lettere scambiate fra i due e dai toni mantenuti sempre molto cordiali, quasi fraterni, e dalla corrispondenza scambiata fra le rispettive mogli. La lettera presenta un inizio di lista di beni alimentari (Fig. 16) scritta nella parte alta della tavoletta, che poi sembrerebbe essere stata girata di 90° per essere riutilizzata come “brutta copia” per la lettera vera e propria. 

 

Fig. 15 - Tavoletta n. 233, i due frammenti B.1 e B.2 (da Bowman e Thomas 1983).

 

Fig. 16 - Tavoletta n. 233, particolare della lista di beni alimentari (da Bowman e Thomas 1983).

 

1 alicas [  

2 callum [  

3 ungellas [  

 

Back 1

1 Flauius Cerialis Broccho 

2 suo salutem 

3 si me amas frater rogo 

4 mittas mihi plagas 

5 ].[ 

. . . . . . . . 

 

Back 2

1 fortissime uacat 

2 frusta exercias 

3 uacat

 

La tavoletta n. 261 e la n. 265 ci attestano, invece, quanto fosse importante anche in una zona di confine così lontana che si celebrasse con le dovute attenzioni l’avvento del nuovo anno. Nella prima lettera (Fig. 17) Hostilius Flavianus manda i suoi auguri di buon anno a Flavius Cerialis. Mentre nella seconda (Fig. 18), evidentemente una risposta ad una richiesta-sollecitazione di Cerialis, l’autore (anonimo) afferma di aver svolto il sacrificio diem Kalendarum (formula utilizzata per indicare il primo giorno dell’anno, fra le fonti anche Plin., N.H., XXVIII, 22) proprio come richiestogli (Bowman e Thomas 1983).

 

Fig. 17 - Tavoletta n. 261 (da Bowman e Thomas 1983).

 

1 Hostilius Flauianus Cereali 

2 suó salutem 

3  

4 annum nouom faustum felicem 

 

Fig. 18 - Tavoletta n. 265 (da Bowman e Thomas 1983)

 

1 ]..s Ceriali suo 

2 salutem 

3 ego, fráter, sácrifició diem 

4 Kálendarum sic- 

5 ut uoluerás dedi- 

6 traces

 

Una tipologia di testi ritrovati con una certa frequenza a Vindolanda è quella detta della “richiesta di permesso” (commeatus). È una tipologia di testo quasi formulare (ci sono piccolissime varianti) di cui ci restano molti frammenti della parte iniziale ma quasi nulla del resto. L’incipit è regolarmente composto dai saluti al dominus, al quale poi si chiede di essere riconosciuti degni di potersi allontanare dal campo e, a volte, è specificato per dove (nella n. 175 è nominata Coria, oggi Cordbridge, ad esempio). Infatti, per quanti giorni fosse concesso il permesso o in che modo rispondesse l’ufficiale interpellato purtroppo non lo si può ancora dire con certezza, ma le ipotesi più diffuse sono che il numero dei giorni fosse in qualche modo standard o che fosse l’ufficiale a deciderlo nella sua risposta. 

Interessante a riguardo il confronto con una richiesta di permesso ritrovata in Egitto su papiro, da cui si desume che i giorni concessi sarebbero stati sufficienti per permettere al soldato un viaggio dall’Arabia fino a Roma. Non è stata riscontrata una condizione analoga a Vindolanda, anzi le richieste che specificano un luogo si riferiscono sempre a località non distanti (Cordbridge ad esempio), per quanto ad oggi non sia possibile escluderla del tutto.

Un altro dato fornitoci dal confronto con i documenti analoghi dall’Egitto è la “standardizzazione”, mentre questi si presentano come il prodotto di due mani, e quindi una specie di format già scritto dove il soldato doveva solo compilare i campi richiesti, i documenti di Vindolanda sono scritti tutti direttamente dal richiedente e presentano qualche variazione sempre all’interno della struttura formulare (Bowman 1994: 39-40). All’interno dell’archivio di Cerialis sono state riconosciute sicuramente 6 richieste di permesso: dalla tavoletta n. 166 alla n. 171 (Fig. 19).

 

Fig. 19 - Tavoletta n. 168 (da Bowman e Thomas 1983).

 

1 ] (centuriae) Felicionis 

2 [rogo domi]ne Cerialis 

3 [di]gnum me habeas 

4 [cu]i de[s comm]eatum 

 

Un altro testo molto interessante ci è stato restituito quasi integro, anche se piuttosto abraso, dalla tavoletta n. 628 (Fig. 20), nella quale il decurione Masclus, lontano dal campo con una vexillatio (un’unità distaccata), chiede ordini a Cerialis. Nel testo colpisce l’utilizzo da parte del decurione del termine rex per salutare il prefetto. Sappiamo infatti che alle coorti Batave era concesso il privilegio di essere guidate dai propri nobili e questo termine potrebbe suggerire un’ascendenza reale per Cerialis (sicuramente un nobile acculturato).

Un secondo elemento che risalta è la conclusione della lettera: “i miei uomini-commilitoni non hanno più birra, per favore ordinane altra da mandare”. Oltre alla particolarità, la richiesta è interessante se incrociata con altri dati: tra i vari elenchi delle cibarie immagazzinate a Vindolanda, risulta che la birra venisse qui consumata in discrete quantità; in aggiunta sappiamo dalla tavoletta n. 182 che, almeno per un certo periodo, nel forte era presente un tale Atrectus che svolgeva la mansione di birrario, dato che ci suggerisce una produzione in loco della bevanda (Birley 2009: 88).

Il quadro che sembrerebbe emergere è che la richiesta di birra, e non di altri beni alimentari, sia stata rivolta proprio a Vindolanda perché luogo sicuramente ben fornito e, magari, ad una distanza ragionevole. 

 

 

Fig. 20 - Tavoletta n. 628 fronte (sopra) e (sotto) retro (da Bowman e Thomas 1994).

  

I

1 Masclus Ceriali regi suọ n

2 salụtem

3 cras quid uelis nos fecissẹ n

4 rogó dómine nn p̣rạẹ-

5 c̣ịp̣iás utrumṇẹ nn

6 cum uexsilló · omnes nn

7 rediemus an nn alter-

8 ni coṃp̣ịṭum · aeque nn

 

II

. . . . . . . .

9 felicisṣiṃ[u]ṣ [ n

10 et sis mihi propitius n

11 uạḷe n

12 ceruesam commilitones nn

13 non habunt quam nn

14 rogó iubeas mitti n

 

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15 F̣ [l] ạuịọ C̣ẹṛạḷi 

16 praef(ecto)

17 Space of 1 line

18 a Masclo dec(urione)

 

LETTERE PRIVATE

Le lettere private di personaggi di vario rango, dalla moglie del prefetto allo schiavo, occupano uno spazio di primo piano fra i documenti ritrovati a Vindolanda. Tali lettere ci offrono non solo uno scorcio su come fosse la vita quotidiana di civili e militari all’interno del campo, ma anche di aggiungere dati utili al fine di ricostruire le modalità di controllo e gestione del limes Britannico da parte dei Romani. La corrispondenza fra la moglie di Flavius Cerialis, Sulpicia Lepidina, e la moglie di Aelius Brocchus (sicuramente un ufficiale equestre), Claudia Severa, ne è un chiaro esempio.

La lettera più nota, la n. 291 (Fig. 21), riporta l’invito di Claudia Severa a Lepidina per festeggiare insieme il suo compleanno l’11 Settembre. I toni della lettera sono molto intimi e affettuosi non solo nell’invito stesso, ma, soprattutto, nei saluti rivolti sia a Lepidina che a Cerialis scritti molto probabilmente di suo pugno. Oltre a mostrarci un lato della “vita mondana” degli ufficiali e delle loro famiglie, un elemento che la lettera sottolinea è la relativa tranquillità che doveva caratterizzare il limes in questa fase: come già la presenza stessa delle famiglie ci ha suggerito, se il limes fosse stato fin da ora, come a lungo è stato creduto, la netta linea di demarcazione fra due parti in costante conflitto, non vi sarebbe stato né il tempo né il modo di dedicarsi a questo tipo di attività ricreative. Questa lettera è anche considerata uno dei più precoci testi noti scritti in latino da una donna (Bowman e Thomas 1983).

La tavoletta n. 292 si inserisce sulla falsariga della precedente, riportando un’altra lettera fra Severa e Lepidina. Il tono e anche il contenuto ci lasciano intendere la regolarità della corrispondenza fra le due donne. Severa, infatti, avverte Lepidina che, come le aveva già anticipato, ha ricevuto il permesso dal marito per poterla raggiungere, e che soggiornerà a Briga (che sembrerebbe essere stata localizzata, per quanto non vi sia la certezza, nell’estremo sud dell’isola, a circa 300 miglia da Vindolanda). I saluti in chiusura di lettera sono più o meno analoghi a quelli della lettera precedente, con gli stessi toni intimi e molto stretti (“soror karissima et anima ma desideratissima..”), e la scrittura è della stessa mano di quelli nella 291, per ciò anche questi sono stati attribuiti a Severa in prima persona. La lettera è una delle più lunghe e complete che ci siano giunte e rappresenta un unicum per come è scritta: nessun’altra lettera presenta un testo scritto in una sola grande colonna che occupa tutta la lunghezza della tavoletta, al posto del format classico della divisione di ogni pagina in due colonne (Bowman e Thomas 1983).

Il tema della festa di compleanno ritorna anche nella tavoletta n. 629, in cui Clodio Super si scusa con Cerialis per non aver presenziato alla festa di compleanno di sua moglie Lepidina (Bowman e Thomas 2003).

Un altro format che ricorre è quello della lettera fra fratres in cui lo scrivente bacchetta il destinatario per non essersi fatto sentire, a cui, a volte, segue una richiesta di farsi spedire qualcosa.  Se nella n. 311 Sollemnis scrive a Paris solo per salutarlo, sapere come sta e fargli notare quanto si senta trascurato da lui per non aver ricevuto neanche una sua lettera; nella n. 310 Chrauttius scrive a Veldeius, suo vecchio commilitone, anche per avere notizie della loro “sorella” Thuttena e del paio di cesoie che aveva acquistato da Virilis il veterinario. La prima lettera, tolto lo stile molto elegante, a livello di contenuti non risulta particolarmente interessante; mentre la seconda, indirizzata a Londra, ci lascia con qualche dubbio: la lettera, inviata a Londra, deve poi essere ritornata a Vindolanda o perché Veldeius (parte dell’entourage del governatore) è ritornato qui accompagnando il governatore, o inviato a Londra con un distaccamento (possibilità che viene suggerita dalla tavoletta n. 154 che riporta che un distaccamento della I Coorte di Tungri si trovava a Londra per svolgere degli incarichi) per un periodo, sia poi ritornato alla base. Purtroppo il non sapere Chrauttius e Veldeius da che unità provenissero e in quale avessero prestato servizio insieme lascia ancora questi quesiti aperti, come d’altronde chi sia Thuttena e perché venga considerata come una sorella. 

 

Fig. 21 - Tavoletta n. 291 (da Wikimedia Commons).

 

LISTE ED ELENCHI

Liste ed elenchi sono una delle componenti più importanti di Vindolanda. Come detto in precedenza non è stato ritrovato il tabularium (o archivio ufficiale) dell’accampamento, quindi fino ad ora sono stati ritrovati solo i rendiconti conservati all’interno del praetorium. Questi spesso fanno riferimento solo a piccole quantità di beni (sia alimentari che di oggettistica varia) gettando ulteriore luce sui meccanismi di compra-vendita con cui singoli soldati acquistavano beni per conto proprio, riferendosi raramente ai rifornimenti per l’intero accampamento. Ciò comunque non ha precluso il ritrovamento di documenti probabilmente fondamentali per la definizione del sistema di approvvigionamento dell’esercito lungo il limes

Se la n. 191 ci riporta una serie di acquisti di carne, con il relativo costo, per il solo sostentamento degli abitanti del praetorium; la n. 190 (Fig. 22) invece sembrerebbe essere divisibile in due parti. In una prima si parla di acquisti mirati per un evento religioso (ad sacrum), di cui sono esplicitati i costi. Mentre in una seconda sembrerebbe più un conteggio di provviste conservate lungo un periodo di diversi giorni di Giugno (tutto l’elenco copre i giorni dal 19 al 25): non sono riportati i prezzi e la destinazione delle derrate ma compare la dicitura per Privatum. Il fatto che per ogni giorno fossero segnati non più di 3-4 alimenti, mentre per il 24 Giugno ne fossero elencati 8, e la data stessa (VIII Kalendas Iulias) hanno suggerito che anche queste facessero parte di una festa religiosa che, stando ai Fasti, sarebbe in onore di Fors Fortuna (Bowman 1974: 367-368). L’elenco potrebbe quindi anche riferirsi ad una distribuzione di derrate extra in occasione della festa. Per la dicitura per Privatum sussistono ancora molti dubbi: restano plausibili sia la traduzione “attraverso” un privato che, cioè, indicherebbe il tramite dell’acquisto; sia per un privato (se si accetta la lettura della “p” minuscola), sia che per Privatus uno schiavo probabilmente presente a Vindolanda (per un approfondimento si vedano Bowman 1974: 367-368 e Bowman e Thomas 1983). La chiusura dell’elenco, ossia “domini Brigae man[se-runt” lascia ipotizzare che Cerialis, in quei giorni, si trovasse a Briga con la famiglia.

Anche altre due tavolette, la n. 185 e la n. 186, riportano elenchi di acquisti e vendite di derrate alimentari ed oggetti, riportando anche dei dettagli che saltano all’occhio. Sulla n. 185 sono annotati alcuni acquisti connessi con dei toponimi al dativo - Isurio faeci (denarii) (quadrantem) -, cosa che ha portato a chiedersi se fossero delle spese di viaggio sostenute tappa dopo tappa, anche e soprattutto perché l’ordine con cui sono riportate queste località è lo stesso con il quale le si sarebbe incontrate se si fosse intrapreso un viaggio da York a Vindolanda passando per Cordbridge.

La n. 186 invece riprende in un certo senso la struttura della n.190 con il format: data, acquisti fatti con rispettiva quantità, e la formula “per” con accusativo di nome, in questo caso si tratta sicuramente di nomi propri di persona (Gracilis, Audax e Similis). I tre personaggi non sembrerebbero comparire altrove nelle tavolette (per alcuni Similis non ha alcun legame con il Flavius Similis che compare in altri documenti, come le tavv. nv. 234, 254, 286 e 347) e, non avendo notizie sul loro status giuridico, non è escluso che fossero schiavi. Il testo risulta molto interessante anche per la presenza esplicita dell’anno tramite la formula: “[CAL]PURNIO PISONE VETTIO [B]OLANO CO(N)S(ULIBUS)”, che riporterebbe la datazione dei mesi elencati nel testo al periodo che va dal Novembre del 110 ed il Febbraio del 111 d.C., anno in cui furono consoli Calpurnius Piso e Vettius Bolanus per l’appunto (Bowman e Thomas 1983). In questo testo inoltre compare la forma sgraziata Februuarias sintomo, come detto in precedenza, di un autore culturalmente non elevato.

 

Fig. 22 - Tavoletta n. 190 (da Bowman e Thomas 1983).

 

A

1 ] (denarios) iii s(emissem) 

2 ]. 

3 ].e 

. . . . . . . 

 

B

1 ].s 

2 ] m(odios) [.]ii (denarii) s(emissem)  

3 ].i..m (denarii) s(emissem) 

4 uacat 

 

1 a]d sacrum (denarios) [ 

2 ]m ad sacrum (denarios) [ 

3 ]atam ad sacrum [ 

4 uacat  

5 m2?xiii K(alendas) Iuli[as 

6 horde[i 

7 ceruesa[e 

8 x[ii] K(alendas) Iulias  

9 hordei m(odios) iiii [ 

10 ceruesae m(odios) ii 

11 [xi K(alendas) Iu]lias hordei [ 

12 ].m ad hor[ 

13 ].tum 

14 ]m(odios) ii 

15 x K(alendas) Iulias 

16 hordei m(odios) v s(emissem) 

17 allatus uini ..ssec[  

18 viiii K(alendas) Iulias 

19 hordei m(odios) v s(emissem) 

20 uini m(odium) i (sextarios) xiiii 

21 ceruesae m(odios) iii  

22 viii K(alendas) Iulias  

23 hordei m(odios) vi.[  

24 ceruesae m(odios) iii (sextarios) ...  

25 uini m(odium) i (sextarios) xii  

26 aceti (sextarios) ii  

27 per Priuatum  

28 muriae (sextarium) i s(emissem)  

29 per Priuatum 

30 axungiae (sextarios) x mut[(uo)  

31 domino ad stipes 

32 per Priuatum  

33 uini m(odium) i ad sacrum  

34 d<i>uae 

35 uini (sextarios) xii 

36 per Priuatu[m 

37 vii K(alendas) Iulias 

38 hordei (sextarios) .i. 

39 domini Brigae man[se- 

40 runt 

41 uacat 

 

D

1 ].ias 

2 ]. 

3 ].i 

4 ].ur 

. . . 

 

1 ]s i[ 

2 ]iis 

. . .  

 

F

1 ]... 

2 ](sextarios) v s(emis) 

3 ]. ii. 

. . . . . . 

 

1 ]si.is 

. . 

 

Le lettere nn. 192 e 207 sono entrambe riconducibili ad un mercante, Gavo, il cui nome sembra tradirne una provenienza gallica. Tutte e due i testi sono dei rendiconti scritti dal mercante stesso, nei quali lui si annota le vendite che ha concluso. La 192, su cui sono annotati esclusivamente prodotti tessili, sembra legata viste le scarse quantità più al fabbisogno del praetorium che ad uno scopo militare (Bowman e Thomas 1983). La probabilità che il mercante provenisse dalla Gallia ha fatto nascere l’ipotesi che i soldati si appoggiassero a lui per reperire prodotti (è ben noto come spesso singoli, o gruppi di soldati in una specie di consorzio, facessero acquisti personali da mercanti) dalla loro zona di provenienza, Germania e Gallia appunto. 

Ricondotte alla fase IV del forte sono due delle tavolette più importanti finora ritrovate: la n. 180 e la n. 344. Si tratta in realtà di due testi diversi, scritti sicuramente dalla stessa mano, ma sulla stessa tavoletta: il lato indicato come la tavoletta n. 180 riporta un elenco mentre l’altro, la tav. n. 344, una lettera. L’elenco della n. 180 (Fig. 23) si riferisce ad una distribuzione di grano, in discrete quantità, ad una varietà di personaggi riconosciuti come ufficiali sia perché alla linea 18 compare esplicitamente un beneficiario, sia vista la tipologia di derrata e le quantità descritte decisamente adatte ad un gruppo, o unità di soldati: è conclamato il ruolo di gestione delle distribuzioni alimentari affidato a beneficiari, centurioni o, più frequentemente, agli optiones. In chiusura è annotato il totale in modii di grano distribuito: 320 (in Litri corrisponderebbe a più di 2600 l).

Mi trovo, a questo punto, in disaccordo con l’ipotesi di Bowman e Thomas (Bowman e Thomas 1983) che questa quantità corrispondesse al fabbisogno calorico di più di 2000 soldati. In primis bisogna ricordare che al soddisfacimento del fabbisogno calorico giornaliero medio di un soldato co-partecipavano una discreta varietà di alimenti, dato che ad ognuno lo Stato distribuiva di base: 880 grammi di grano non macinato, 620 grammi di cibi vari (fra legumi, vegetali, frutti e formaggio), 160 grammi circa di carne essiccata o affumicata (laridum), a volte sostituita con una razione di pesce, circa ½ pinta di vino “acido” o aceto (acetum), una razione di olio e una di sale. In secundis il fabbisogno calorico giornaliero del singolo sarebbe da considerare basandosi su uno studio condotto dall’US Army (U.S. ARMY 1961, pp. 15-24) più vicino alle 3000 calorie e 60 gr di proteine, data l’età media dei soldati più vicina ai 30 anni nel I-II d.C., rispetto alle quasi 4000 calorie prese in considerazione dai due autori.

Aggiungerei anche, in conclusione, che il testo si riferisce ad una distribuzione che avviene in un arco di più giorni, dal 6-11 Settembre al 26, quindi il totale di 320 modii non sembrerebbe potersi riferire al fabbisogno giornaliero ma più probabilmente alle distribuzioni ricevute da un numero inferiore di soldati per più giorni (la Cohors I Tungrorum nasceva come miliaria. Non si può escludere la presenza di altre unità distaccate contemporaneamente a Vindolanda, ma 2000 unità appare una quantità elevata).

Sull’altro fronte, il testo riconosciuto come una tavoletta a parte, la n. 344 (Fig. 24) riporta invece la bozza di una lettera che sembrerebbe destinata direttamente al governatore della provincia: l’autore infatti lamenta di non esser riuscito a comunicare con il prefetto che è malato, e che le sue richieste sono state ignorate dal beneficiarius e dai centurioni. L’uomo chiede un intervento dell’autorità contro le percosse che costantemente subisce da un soldato (non è escluso che fosse un ufficiale). Sia il tono usato dall’autore nella lettera che il suo descriversi come un homo transmarinus lasciano abbastanza chiaramente intendere che sia un civile. Il fatto poi che la mano sia la stessa di quella dell’elenco sulla distribuzione del grano sul retro della lettera, e che compaia un mercem (purtroppo la riga è molto abrasa e non è chiaro mercem con cosa sia in connessione) nella n.344 permette di riconoscere nell’autore un mercante civile (Bowman e Thomas 1983).

Il tema della possibile partecipazione di privati nell’approvvigionamento dell’esercito romano in zone di frontiera è abbastanza recente e le tavolette di Vindolanda, in particolare queste ultime due, hanno largamente contribuito a definirne alcuni meccanismi. A partire dagli studi di Lo Cascio (Lo Cascio 2007) è andata via via diffondendosi l’ipotesi, ormai quasi totalmente condivisa, di un sistema “misto” in cui giocavano un ruolo chiave nella distribuzione capillare mercanti privati assoldati, a mo’ di contractor, con contratti e pagamenti prefissati. Sicuramente le due tavolette qui in questione sono un forte elemento a favore della presenza di mercanti privati che rifornivano l’esercito anche delle derrate fondamentali vista la grande quantità totale di grano annotata nell’elenco.

Un ulteriore elemento, inscindibile a mio avviso, da prendere in considerazione sono i Tituli Picti. Questa tipologia di reperti infatti si manifesta come una trasposizione materiale di ciò che ritroviamo nei testi (in questo caso le due tavolette) riportandoci nei casi più fortunati nome del mittente, tipo di contenuto e destinatario.  Uno degli esempi più noti, studiato fra l’altro anche da Lo Cascio, è l’enorme quantità di frammenti di Dressel 20, recanti bolli o tituli picti, contenenti olio dalla Baetica ritrovati quasi ovunque lungo il limes Renano, in Gallia e anche in Britannia (alcune centinaia di frammenti sono state ritrovate anche a Vindolanda). Inoltre i tituli picti e i bolli presenti su molte delle Dressel 20 rinvenute a Monte Testaccio hanno, dalla loro, dato un enorme contributo nell’identificare i nomi e, in parte, i ruoli di alcuni degli attori principali coinvolti nella produzione, trasporto e distribuzione tanto dell’olio quanto delle anfore stesse. Da questi risultati Lo Cascio deduce che probabilmente, almeno sicuramente prima dell’età severiana, l’olio spagnolo venisse trasportato e venduto nelle Dressel 20 da mercanti privati (negotiatores e navicularii) che, in alcuni casi, lo avevano addirittura acquistato da tenute imperiali.

Una delle questioni ancora poco chiare è quale fosse il ruolo dell’amministrazione imperiale in età severiana, momento in cui notiamo la comparsa dei nomi degli imperatori sulle anfore al posto dei nomi dei privati (Lo Cascio 2007).

In conclusione, il fatto di avere in un sito limitaneo come Vindolanda sia documenti come quelli trattati in questo paragrafo, che varie centinaia di frammenti di anfore con tituli picti (Fig. 25) che attestano l’arrivo di olio dalla Spagna, ci permette di appoggiare con una buona dose di sicurezza l’ipotesi del sistema “misto”. 

 

 

Fig. 23 - Tavoletta n. 180 (da Bowman e Thomas 1983).

 

1 _ratio frumenti em[ensi ex quo 

2 ipse dedi in cupam [  

3 mihi ad panem [ 

4 Macrino m(odii) vii  

5 Felicio Victori iussu Spectati 

6 comodati m(odii) xxvi 

7 in follibus tribus patri m(odii) xix 

8 Macrino m(odii) xiii  

9 bubulcaris in siluam m(odii) viii 

10 item Amabili ad fanum m(odii) iii 

11 [..]. Idus Septem(bres) Crescenti 

12 iussu .[.]..i m(odii) iii 

13 item .[ c.6 ]e[ ].. 

14 Macr[..]..us[ ]. m(odii) xv 

15 item ma.[ c.6. ] m(odii) [ ]iii 

16 patri ad [ c.6 ].as m(odii) ii 

17 vi Kal(endas) [O]ctobr[es 

18 Lu[..].[.. ben]eficiar[io] m(odii) vi  

19 Felicio Victori m(odii) xv 

20 ad turtas tibi m(odii) ii 

21 Crescenti m(odii) ix 

22 militibus legionaribus 

23 iussu Firmi m(odii) xi[ 

24 Candido m(odii) [ 

25 tibi in folle br.gese [ 

26 tibi [ 

27 Lucconi ad porcos [ 

28 Primo Luci [  

29 tibi [ 

30 Lucconi in ussus suos [ 

31 item [.]uos m[.]..i.[  

32 in [.]uotur[.]. 

33 patri [a]d i[uu]encos [  

34 item inter metrum [  

35 libr.s xv redd. librae xv[ 

36 fiunt m(odii) [ 

37 item mihi ad panem m(odii) i[ 

38 summa frumenti m(odii) cccxx s(emis)

 

 

Fig. 24 - Tavoletta n. 344, sul retro della n.180 (da Bowman e Thomas 1983).

 

1 eo magis me ca[ c.12 

2 d...[.]em mercem [ c.8 

3  r[.] uel effunder[ c.3 ]r[ 

4 [..]mine probo tuam maies- 

5 [t]atem imploro ne patiaris me 

6 [i]nnocentem uirgis cas[t]igatum  

7 esse et domine prou[.]. prae- 

8 [fe]cto non potui queri quia ua-  

9 [let]udini detinebatur 

10 ques[tu]s sum beneficiario 

 

2

11 [ c.8 cen]turionibu[s 

12 [ c.7 ] numeri eius [  

13 [c.3 tu]am misericord[ia]m  

14 imploro ne patiaris me  

15 hominem trasmarinum  

16 et innocentem de cuius f[ide 

17 inquiras uirgis cruent[at]u[m 

18 esse ac si aliquid sceler[i]s 

19 commississem uacat

 

 

Fig. 25 - Frammento di anfora con titulo picto contenente olio dalla Spagna (da Birley 2009).

 

REPORT MILITARI

La tipologia testuale del report militare, sebbene sia abbastanza variegata, è quella che trova più confronti in altri testi provenienti da zone limitanee anche lontane, su tutti i report sugli ostraca da Bu Njem in Africa. La tavoletta n. 154 (Fig. 26) è, a tal proposito, una delle più interessanti. Riporta un dettagliato elenco con data, nome del prefetto (Iulius Verecundus), numero totale dei soldati che sarebbero dovuti essere presenti a Vindolanda (752) e dei relativi centurioni (6), per poi annotare il numero totale di assenti (456) e la loro localizzazione, il numero di presenti reali (296) e, fra questi, tolti gli infermi il numero di soldati realmente abili: 265 con 1 solo centurione (Bowman e Thomas 1983). Già dall’incipit ricaviamo informazioni molto interessanti: il riferimento a Verecundus e alla I Cohors Tungrorum per un testo, che sembrerebbe riferirsi alla fase I, ma che è stato ritrovato in un strato ricondotto dai materiali alla fase II, sembrerebbe suggerire una possibile “fase intermedia” in cui la I Tungrorum e la IX Batavorum abbiano convissuto a Vindolanda.

La stessa tipologia del testo crea non pochi problemi da un punto di vista dell’identificazione: non può essere considerato un pridianum (da pridie Kalendas Ianuarias, è un documento che riporta il numero di uomini, di perdite e assenti dell’unità al 3 di Dicembre) vista la data annotata (18 Maggio), e non è neanche facilmente classificabile come un conteggio mensile (questi a Vindolanda non sono attestati nella prima metà del mese). È stato perciò supposto che, non essendo stato ritrovato nell’archivio ufficiale dell’accampamento, possa essere considerato come un “interim report” che possa essere stato poi riutilizzato come base per compilare un pridianum o un conteggio mensile (Bowman e Thomas 1983).

Il racconto, così dettagliato, credo posa definirsi un unicum per la tipologia di informazioni che ci fornisce: il totale di 752 uomini, i 6 centurioni, e i soli 265 uomini attivi al servizio nel campo. I 752 uomini sarebbero la testimonianza di come, nel corso della storia, il totale di soldati all’interno di una coorte (specie se ausiliaria) possano cambiare. La I Tungrorum nasce come miliaria, diventa quigenaria e poi, probabilmente, ad un certo punto viene riportata a mille uomini. Questo documento potrebbe attestare una fase transitoria della coorte fra le varie contrazioni e dilatazioni. Ciò che stupisce molto, a prescindere, sono i soli 6 centurioni rapportati ai 752 uomini. Da prassi ce ne sarebbero dovuti essere almeno 8 se non 10 (Bowman e Thomas 1983).

Questo dato, se incrociato anche con la mobilità di uomini che questo testo in particolare - ma come anche molti altri a Vindolanda - riporta, ci fa propendere per quella scuola di pensiero che considera l’esercito romano come una macchina, si perfetta e letale, ma che trova la sua forza non nella rigidità dei suoi sistemi, ma nella sua malleabilità e adattamento alle singole situazioni locali. Il limes è sicuramente una zona critica che presenta, oltre alle ben note criticità che una zona di confine può presentare, anche problemi gestionali di non poco conto. La frontiera romana sarà sempre una frontiera permeabile, sicuramente poi in Britannia, e la cosa si rifletterà nella distribuzione dei soldati lungo frontiera: piccoli gruppi di uomini in tanti piccoli poli distribuiti sulle vie chiave (si veda ad esempio la Stangate), che spesso creano un raccordo fra la parte “romanizzata” e la restante Britannia “barbara”.

La n. 155 riporta un elenco di soldati, per un totale di 343, a cui sono state affidate diverse mansioni. Se la datazione intorno al 90 d.C., basata solo sul contesto archeologico, fosse corretta allora il numero totale dei soldati potrebbe essere confrontato con i 265 di quello della I Cohors Tungrorum dalla tav. n. 154 (Bowman e Thomas 1983) e, quindi, segnalare o il ritorno di qualche drappello o l’arrivo di nuove unità. Il testo è anche confrontabile con i report giornalieri contenuti in alcuni ostraca e papiri (in O.Bu Njem 1-62 e con ChLA X, 409) che documentano le attività dei soldati nel II e III d.C. in zone di confine molto lontane (Bowman e Thomas 1983). 

 

Fig. 26 - Tavoletta n. 154 (da Bowman e Thomas 1983).

 

1 xv K(alendas) Iunias n(umerus) p(urus) [co]h(ortis) i Tungro- 

2 rum cui prae<e>st Iulius Vere- 

3 cundus praef(ectus) dcclii in is (centuriones) vi 

4 ex eis absentes 

5 singulares leg(ati) xlvi  

6 officio Ferocis 

7 Coris cccxxxvii  

8 in is (centuriones) ii 

9 Londinio (centurio) [i] 

10 uas..ad[c.4]…apadun… vi 

11 in is (centurio) i 

12 ]ac………allia viiii 

13 in is (centurio) i 

14 …c…ipendiatum xi 

15 1 in.a i 

16 xxxxv 

17 summa absentes cccclvi 

18 in is (centuriones) v 

19 reliqui praesentes cclxxxxvi 

20 in is (centurio) i 

21 ex eis 

22 aegri xv 

23 uolnerati vi 

24 lippientes [x] 

25 summa eor[um] xxxi 

26 reliqui ualent[es cc]lxv 

27 in [is (centurio) i] 

 

Sono presenti anche altre tipologie di report militari. Il pridianum ad esempio, già accennato in precedenza, è un tipo di testo di cui si conosce, appunto, anche il nome tecnico legato alla data di redazione. In questo report venivano annotati: eventuali arrivi di nuove truppe, perdite e assenti, in modo tale da fornire un quadro completo sulla composizione dell’unità al 31 Dicembre (rimane il dubbio lasciato da quello che in apparenza sembra un pridianum proveniente dall’Egitto ma che riporta come incipit: pridie Kalendas Septembres. E’ ben noto però che in Egitto l’anno si concludeva a fine Agosto). La tavoletta n. 137 ne è un esemplare, relativamente ben conservato, di Vindolanda (Bowman e Thomas 1991: 64). 

Un'altra tipologia di documento, di cui un esemplare ci è stato restituito dalla tavoletta n. 574 (Fig. 27), è il renuntium: si tratta della richiesta, da parte di un soldato, di un periodo di licenza per allontanarsi dall’accampamento e recarsi in un’altra località. Il format con cui si manifesta a Vindolanda è basato su una struttura formulare che viene riscritta, con piccole varianti, di volta in volta dal singolo soldato. I confronti che abbiamo con questa tipologia di documento sono generalmente prefabbricati, cosa che si riflette in un testo scritto a due mani. I renuntia da Vindolanda hanno di particolare, rispetto ad altri esemplari noti altrove, che raramente è specificata la località dove il soldato si sta recando (e se lo è non è mai troppo lontana da Vindolanda), non è mai specificata la durata del permesso e non sono state ritrovate risposte (Bowman e Thoms 1991: 65). Per alcuni è il segno di una forma “solo locale” di documento, a mio avviso mancano ad oggi dati sufficienti su Vindolanda per poter condurre un’analisi soddisfacente.

 

Fig. 27 - Tavoletta n. 574 (da Bowman e Thomas 1994).

 

1 xvii K(alendas) Maias n 

2 renuntium uacat 

3 coh(ortis) viiii Batauo-

4 rum n omnes ad lọca qui n 

5 debunt et inpedimenta n

6 renuntiarunt optiones

7 et curatores

8 detulit Arcuittius optiọ n

9 (centuriae) Crescentis

 

MISCELLANEE

All’interno di questa categoria ho inserito una selezione di tavolette che, per frammentarietà o tipologia di testo, non rientrano nelle categorie che abbiamo precedentemente analizzato, vi sono comunque anche lettere fra soldati o schiavi, testi letterari ed elenchi. La tavoletta n. 164 (Fig. 28), ad esempio, riporta parte di una descrizione sul modo di combattere dei Britanni. La scrittura è abbastanza elegante e colpisce il passaggio in cui l’autore definisci i Britanni, in modo apertamente dispregiativo, Brittunculi. Vi sono varie teorie su quale fosse l’originaria funzione di questo testo: dal memorandum militare, al “report dell’intelligence”, passando per l’appunto lasciato dal comandante uscente al suo successore (Bowman e Thomas 1983). Che il testo sia un testo letterario mi sembra alquanto probabile, tutte le altre teorie a mio avviso non trovano un sufficiente riscontro materiale per poter essere appoggiate o confutate. 

Le tavolette n. 181 e n. 214 sebbene siano di due tipologie diverse, la prima un elenco e la seconda una lettera, entrambe sembrerebbero attestare la presenza di singoli, o gruppi di soldati, provenienti da altre unità. Nella 181 sono attestati debiti e pagamenti con diversi personaggi, fra i quali spicca un equites Vardulli. La cohors I fida Vardullorum, di provenienza spagnola, sebbene sia attestata da varie fonti come presente in Britannia, non risulta abbia mai stazionato a Vindolanda. La tavoletta mette ovviamente in dubbio quest’assunto: almeno un soldato distaccato per Vindolanda è passato. Salta all’occhio la mano dell’autore poiché, dopo un’attenta analisi, risulta essere la stessa che ha scritto la n. 180 e la n. 344. Il fatto che si tratti di un conteggio di soldi riscossi e da pagare sembra essere un’ulteriore conferma di tutto ciò che abbiamo ipotizzato sull’homo transmarinus.

La n. 214 invece è una lettera scritta da un soldato ad un altro, di cui, purtroppo, ci rimane solo l’intestazione iniziale, comunque molto significativa: il mittente, Vittius Adiutor, si presenta come aquilifer della legio II Augusta (Bowman e Thomas 1983). Il dato risulta interessante perché la legio II si muoverà in lungo e in largo per la Britannia e sarà fondamentale per la costruzione di un bel tratto del Vallo di Adriano, ma un suo distaccamento così presto (I d.C. probabilmente) e così a N non sembra avere precedenti attestazioni (in questa fase era stanziata a Caerleon). Le due tavolette sono quindi un’ulteriore prova di come la mobilità e l’elasticità dell’esercito romano nell’adattarsi alle condizioni che lo circondavano siano state la vera forza dell’intero meccanismo: quello britannico era un “limes dinamico” e in quanto tale aveva bisogno di mobilità e rapidi spostamenti di piccoli gruppi di uomini. 

 

 

Fig. 28 - Tavoletta n. 164 (da Bowman e Thomas 1983).

 

1 _nenu...[.]n. Brittones  

2 nimium multi · equites  

3 gladis · non utuntur equi-  

4 tes · nec residunt 

5 Brittunculi · ut · iaculos 

6 mittant 

 

BIBLIOGRAFIA

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