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SCHIRRU, D. - 1177 B.C.: The Year Civilization Collapsed (Review)

AUTHOR

Davide Schirru

CATEGORY

Review

BOOK

1177 B.C.: The Year Civilization Collapsed

AUTHOR

Eric H. Cline

PUBLISHER

Princeton University Press

YEAR

2014

ISBN

9781400849987

LANGUAGE (Book)

English

LANGUAGE (Review)

Italian

_______________________________________________________________

PDF

 

L'autore del volume affronta il tema della fine dell’Età del Bronzo, uno dei periodi più intensi e ricchi - in termini archeologici e storici - che hanno caratterizzato la civiltà del Mediterraneo.

Un lungo viaggio attende il lettore nella prima parte del libro, in cui viene descritto quel cosmo di relazioni “internazionali” quanto mai vivace e dinamico che costituiva il mondo Mediterraneo. Il motore di queste relazioni sono i potenti dell’età del Bronzo, vale a dire i faraoni egizi, i re ittiti, le élites cretesi e così via. Queste élites erano coinvolte in scambi reciproci di oggetti di alto prestigio, assieme ai quali circolavano anche artigiani e gusti artistici: la tomba del visir del faraone Thutmose III, nel XV sec. a.C., fu decorata con una scena raffigurante un’ambasciata dei Keftiu, da identificarsi probabilmente con popolazioni provenienti da Creta, che portano in dono oggetti di manifattura squisitamente minoica.

Cline getta luce sul mondo dell’età del Bronzo, esplorando le principali fonti archeologiche e scritte. Tra le prime, in particolare, il relitto di Uluburun, indagato da George Bass, il quale ha rivoluzionato il nostro modo di vedere le relazioni commerciali dell’epoca: il suo carico costituisce un vero e proprio 'manifesto' internazionale, per via della provenienza dei prodotti trasportati dalle più diverse regioni del Mediterraneo. Le dieci tonnellate di rame presenti a bordo danno un’idea del volume dei traffici all’epoca.

Tra le fonti scritte, largo spazio viene dedicato all’archivio egizio di Tell el-Amarna, l’antica Akhetaten, in cui fu custodita la corrispondenza tra i faraoni egizi e tutti i potenti dell’epoca, che rivolgendosi tra di loro come 'padre' e 'fratello' danno l’idea dell’appartenenza ad un’unica ideale famiglia, cementata per mezzo di matrimoni misti e doni reciproci. Cline offre il meglio della sua scrittura proprio in questo frangente, riuscendo a restituire al lettore un’immagine 'a colori' dell’età del Bronzo, indugiando spesso sugli aspetti più curiosi e divertenti, riuscendo da una parte ad alleggerire la narrazione, dall’altra ad avvicinare il lettore all’umanità di un’epoca tramontata da millenni.

Proprio il tramonto di questo mondo costituisce il tema principale del lavoro dell’autore, e a questo è dedicata l’intera seconda parte del libro. Il termine più appropriato per descrivere ciò che accade a partire dalla fine del XIII secolo in poi è quello di collasso: il Mediterraneo orientale cambia volto, molte delle civiltà protagoniste dell’età del Bronzo scompaiono dalla scena, e la fitta trama di relazioni che le univa cessa di esistere. È a questo punto che l’autore illustra i dati archeologici a sua disposizione, i quali mostrano le più importanti città venire distrutte o abbandonate, una dopo l’altra. Perché questo avviene? A causa di chi, o di che cosa? L’analisi passa in rassegna i diversi fattori sinora proposti come cause dalla ricerca, quali terremoti, siccità con conseguenti carestie, invasioni da parte dei Popoli del Mare. In particolare, il peso e il ruolo di questi ultimi nella fine dell’età del Bronzo va ridefinendosi: lungi dal poter essere unici responsabili del collasso, ne sono piuttosto una manifestazione, ed è solamente in Egitto che essi vengono descritti come temibili invasori. Recenti lavori di autori come Yasur-Landau, nonché dello stesso Cline, offrono oggi una prospettiva molto più ampia sulla problematica, aiutando a sfatare molti dei luoghi comuni su questo fenomeno.

Se Cline pone a severa critica il ruolo attribuito ai Popoli del Mare nella serie di distruzioni all’inizio del XII secolo, lo stesso fa per tutti gli altri fattori chiamati in causa. Ciascuno di essi, come dovette essere ad esempio il prolungato periodo di siccità che caratterizzò la fine dell’età del Bronzo, non è da solo sufficiente a spiegare i fenomeni di fronte ai quali ci troviamo. La lunga e straordinaria esperienza sul campo dell’autore lo mette in guardia contro ogni semplificazione, perché il mondo che viene analizzato è estremamente complesso, nonché in gran parte poco conosciuto. Lo studioso contemporaneo deve esserne assolutamente cosciente, e rifuggire da schematismi semplificanti.

L’autore chiude il suo lavoro con due conclusioni fondamentali, la prima delle quali è relativa alla possibilità di interpretare un fenomeno di portata epocale come la fine dell’età del Bronzo: laddove la nostra volontà di comprensione ci induce a semplificare e schematizzare processi di questo tipo, un’analisi più attenta finirà sempre col rivelare una realtà magmatica e sfuggente. La seconda conclusione è invece relativa al mondo moderno, in cui la parola 'crisi' porta quotidianamente il timore della fine del mondo occidentale per come lo conosciamo: come allora, il nostro benessere deriva da un complesso sistema di interazioni tra diversi popoli e nazioni, e il mantenimento dei nostri standards di vita e civiltà non è certo autonomo. Gli ingranaggi della nostra civiltà sono molto complessi, e più complessi sono i meccanismi in gioco, tanto più probabile è che questi possano essere in qualche modo messi in crisi. Anche oggi ci risulta difficile prevedere un collasso del nostro sistema e stabilirne le cause, possiamo tuttavia scegliere di viverlo più consapevolmente e realisticamente: il lavoro di Cline costituisce un sincero sforzo in questa direzione, spetterà al lettore vedere questa prospettiva come liberatoria o piuttosto come un incubo da ricacciare indietro, fuori dal chiasso della nostra quotidianità.