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CASTANGIA, G. - Capo Mannu Project 2012 - Ricognizione sistematica del territorio

AUTHOR

Giandaniele Castangia

CATEGORY

Report

LANGUAGE

Italian

ABSTRACT

In this paper the author presents the results of the second systematic survey campaign of the Capo Mannu Project - September/October 2012. During this second season the team's work - a total of 137 hectares were investigated - focused in particular on the surroundings of the nuraghi Su Cunventu, Spinarba and S'Omu in the Eastern part of the study area, where some new Bronze/Iron Age settlements have been identified. Furthermore, new prehistoric tombs have been discovered in the area of Sa Rocca Tunda, where only two of them were formerly known due to illegal excavations carried out in the last decades.

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PDF

 

INTRODUZIONE  

Durante il mese di ottobre 2012 si è svolta, sotto la direzione operative dell’autore Giandaniele Castangia e quella scientifica di Alessandro Usai (Soprintendenza per I Beni Archeologici per le province di Cagliari e Oristano), Alfonso Stiglitz (Direttore Museo Civico di San Vero Milis – OR), Alessandro Vanzetti (Università “Sapienza” di Roma) e dello stesso Giandaniele Castangia (University of Cambridge), la seconda campagna di ricognizione del  progetto  Capo  Mannu  Project.

Alla campagna 2012, svoltasi durante il mese di settembre nei giorni 5, 6, 7, 10, 11, 12, 13, 14, 18, 20, 21, hanno partecipato Daniele Maffezzoli, Marco Mulargia, Chiara Antonelli, Jessica Diotallevi, Eva Martellotta, Luca Compagnone, Andrea Guaglianone ed Emanuele Frau dell’Università La Sapienza‛ di Roma, Sergio Nanu dell’Università degli Studi di Padova, Stefano Caruso e Stefano Drudi archeologi non affiliati.  

 

DATI QUANTITATIVI 

La seconda campagna di ricognizione ha interessato un totale di circa 137 ettari (1,4 kmq). La descrizione delle diverse zone indagate e le condizioni di visibilità relative ad ognuna verranno approfondite nel prossimo paragrafo. 

Il totale dei materiali raccolti sul campo corrisponde a 4378 frammenti ceramici (3127/kmq), 123 frammenti di ossidiana (88/kmq), 37 frammenti di selce (26/kmq), 207 frammenti di litica su differenti supporti (148/kmq), 231 frammenti di malacofauna (165/kmq), 2 frammenti di tegole, 1 frammenti di vetro, 1 frammenti di metallo, tutti distribuiti all’interno di un totale di 126 buste. 

Sono state salvate le coordinate spaziali di 2639 punti di raccolta di materiale archeologico e sono stati individuati e catalogati un totale di 6 siti archeologici.    

 

RISULTATI SCIENTIFICI 

La campagna ha permesso di approfondire il discorso relativo a una serie di  evidenze dell'area del Capo (Fig. 1), in particolare quelle di fase nuragica, le quali erano state parzialmente trascurate durante la precedente campagna 2011 in favore dell’area del villaggio neolitico e di fase romana di Monte Benei, di notevole estensione. Le operazioni hanno interessato innanzitutto un certo numero di Unità Territoriali nell'area tra il moderno abitato di Sa Rocca Tunda e l’altura di Monte Benei, al fine di creare un 'corridoio di visibilità' che congiungesse l'area dei 3 nuraghi Su Cunventu, Spinarba e s’Omu col litorale da una parte e con il precedentemente segnalato abitato nuragico di Pran'e Cannas, localizzato immediatamente a N di Monte Benei, dall'altra.  

Fig. 1 – Unità Territoriali indagate nel 2011 (blu), nel 2012 (giallo) e non idagabili perché occupate interamente da edifici e spazio urbanizzato (rosso).  

 

È stato possibile identificare la presenza di un probabile abitato databile alla fase nuragica – sono presenti sia materiali ascrivibili all’età del Bronzo che alla prima età del Ferro – intorno al nuraghe Su Cunventu (CMP_15, Figg. 4, 9). Nella stessa area, così come nei terreni circostanti gli altri due nuraghi, è stata confermata la presenza di una o più necropoli di fase romana, almeno una di periodo repubblicano – presso Su Cunventu – e una imperiale – presso il nuraghe Spinarba, già segnalate da Tore e Stiglitz (1987b: 646 - 647). La loro esistenza è ancora chiaramente indicata da numerosi reperti ceramici e di altro tipo sparsi nell’area dei tre nuraghi, il cui studio è attualmente in corso.  

Un altro insediamento databile alla fase del Bronzo Finale-Primo Ferro a giudicare da un preliminare esame dei reperti ceramici (CMP_16) è stato identificato alle spalle del moderno abitato di Sa Rocca Tunda, in un’area pianeggiante ai piedi di un modesto rilievo. Si tratta di un sito finora inedito.  

Nelle unità territoriali situate a N della strada provinciale SP 10 che conduce alla località di Putzu Idu, all’altezza del bivio per Sa Rocca Tunda, è stato impossibile riscontrare l'esistenza dell'abitato di fase nuragica di Pran'e Cannas, segnalato da Tore e Stiglitz negli anni ‘80 (Tore e Stiglitz 1987: 99) e ripreso da Sebis in occasione del secondo convegno 'La Ceramica racconta la storia' nel 1998. L'area è caratterizzata dalla presenza di basse concentrazioni di materiali, in parte ascrivibili alla fase nuragica ma chiaramente non riferibili ad alcun contesto definibile 'sito'. La questione rimane da approfondire durante le prossime campagne. 

Nel corso della ricognizione sono state poi indagate varie unità territoriali ad E dell’abitato neolitico di Monte Benei (sito CMP_8) al fine di definire la reale ampiezza della dispersione di materiali neolitici nell’area. Una sorta di limite dell’insediamento era infatti stato identificato durante la precedente campagna ad est, sud e sudovest, e l’allargamento dell’indagine fino allo stagno di Sa ‘e Procus ha confermato questo dato. Sono state infatti riscontrate densità di manufatti molto basse, perlopiù frammenti di ossidiana e selce e pochi frammenti ceramici, ascrivibili a tutte le fasi. 

A W dell'altura di Monte Benei, si assiste dapprima ad un calo della densità di manufatti nei terreni più prossimi al sito neolitico e di fase romana, mentre nell'unità 463, localizzata immediatamente ad W dell'incrocio tra le due strade provinciali SP 10 ed SP 66, comincia ad emergere una concentrazione di materiali abbastanza rilevante, più che altro di fase storica, che vanno ad aumentare in direzione W. Questa situazione, che indicherebbe forse la presenza di un abitato precedentemente mai identificato – ma la cui esistenza era stata già ipotizzata per via della favorevole situazione topografica (Stiglitz, com. pers.), verrà approfondita prioritariamente nel corso della prossima campagna 2013. 

Altre zone, limitate e tra loro topograficamente separate, sono state investigate nella porzione settentrionale del territorio oggetto di studio, al fine di aprire nuovi fronti di visibilità da approfondire durante le prossime campagna (Fig. 2). Si tratta di: 1) una piccola zona coperta a macchia situata sulla scogliera settentrionale del Capo, nelle UT 1144 e 1123, 2) l'area in cui era stato precedentemente segnalato il sito di fase romana di San Lorenzo, situata alle spalle dello stagno di Sa Marigosa, 3) alcune UT prossime a quella in cui era localizzata una delle due tombe a grotticella conosciute alle spalle dell'abitato di Sa Rocca Tunda, e 4) alcune UT situate nella penisola di Scab'e Sai al limite NE dell'area di studio. 

Fig. 2 – Come carta in Fig. 1 ma con indicazione delle zone in cui sono stati aperti nuovi fronti di visibilità (numeri in bianco).   

 

Nel caso delle aree nn. 1 e 4 le operazioni di ricognizione non hanno rivelato particolari concentrazioni né tantomento l'esistenza di nuovi siti. Una limitata dispersione di cocci di età storica, per lo più pareti, localizzata nell’estremità occidentale della baia di Sa Mesa Longa potrebbe essere assimilabile a quella del sito CMP_5 individuato durante la scorsa campagna sulla scogliera settentrionale del Capo, ma dal punto di vista dimensionale e quantitativo esso è nettamente inferiore e non sembra associabile ad alcun resto strutturale (Fig. 8).  

Nell'area 2 sono stati identificati alcuni resti strutturali in blocchi di arenaria e calcare, alcuni probabilmente associabili all'edificio ecclesiastico segnalato negli anni ‘80 (Stefani e Zucca 1985: 98; Tore e Stiglitz 1987b: 644-645), alcuni altri riferibili a strutture di fase romana/tardoantica non meglio definibili (Figg. 15, 16). L'area è incolta da molto tempo, e la vegetazione impedisce una corretta visione d'insieme delle strutture. Questo fattore condiziona anche la densità di ritrovamenti sul terreno, che non è particolarmente alta. Non è stato possibile identificare alcuna traccia della necropoli a inumazione precedentemente segnalata dagli autori citati e localizzata nei pressi dei resti strutturali antichi. 

Nell'area 3 la natura sistematica della ricognizione ha permesso una migliore definizione del sito funerario neolitico di cui era precedentemente conosciuta una tomba a grotticella (Stiglitz et al. 2000; Stiglitz 2006: 67), nota in letteratura anche per l'associazione con alcuni manufatti ceramici ascrivibili alla prima fase del Bronzo Antico (Ferrarese Ceruti e Germanà 1978: 20, 73, nota 68, tav. XXII, 1-10). Si vuole sottolineare come di questi vasi esistano solamente fotografie, e rimane a tutt’oggi ignota l'identità del loro scopritore/custode. Nel corso della campagna 2012 sono state identificate almeno 6 nuove tombe a grotticella nell'area, di cui sono parzialmente visibili gli accessi negli affioramenti di arenaria (Figg. 6, 16, 14). Per il resto la zona è povera di cocciame sparso in superficie e ricca invece di materiali di risulta derivanti da lavori di costruzione delle abitazioni dell'abitato di Sa Rocca Tunda. Di seguito viene riportato un catalogo dei siti (Fig. 3) dove vengono fornite ulteriori fotografie e informazioni di dettaglio sugli stessi.

Fig. 3 - Siti finora identificati durante le operazioni di ricognizione, con sigla. 

 

CATALOGO SITI 

CMP_12 (40° 2'0.32"N, 8°25'44.77"E) – Nuraghe Su Cunventu 

E'  stato  catalogato  con  questo  nome  il  sito  noto  in  letteratura come Nuraghe Su Cunventu (Ibba 1972-73, n. 5; Lilliu 1977:44, n. 134; Tore e Stiglitz 1987: 99), localizzato nella UT 756 (Figg. 4, 9). L’edificio è un nuraghe complesso probabilmente con annesso cortile e due torri in addizione frontale, in calcare e arenaria, ora quasi completamente obliterato dal crollo, dal sedimento e dalla vegetazione. Dall’area del nuraghe si ricorda che proviene un bacile monolitico frammentario, recuperato da Alfonso Stiglitz nel 1998. Nell’area circostante è stata raccolta, durante le attività di ricognizione, una discreta quantità di materiali di età nuragica e romana, ceramici e litici, riferibili ad una frequentazione probabilmente abitativa di ambito protostorico (CMP_15) e funeraria di epoca romana, in accordo quest’ultima con il dato precedentemente noto in letteratura per l’area (Tore e Stiglitz 1987). 

CMP_13 (40° 2'1.31"N, 8°25'51.93"E) – Nuraghe Spinarba 

E'  stato  catalogato  con  questo  nome  il  sito noto  in  letteratura  come Nuraghe Spinarba o Arriai (Tore e Stiglitz 1987:99), localizzato nella UT 682 (Figg. 4, 10). Il nuraghe è in pessimo stato di conservazione, ed è costruito con blocchi di calcare e arenaria come il vicino Su Cunventu, dal quale dista un centinaio di metri. Potrebbe verosimilmente trattarsi, come per quest’ultimo, di un nuraghe complesso ad addizione frontale con cortile e due torri annesse. Nell’area del nuraghe sono stati raccolti, durante la campagna 2012, un  certo numero di frammenti ceramici di età romana, assieme ad una lucerna e ad un frammento di coppa in vetro azzurro ascrivibili alla stessa fase. Sono evidenti, nella parte occidentale dell’area del crollo, limitati segni di interventi di scavo clandestino. 

CMP_14 (40° 1'54.59"N, 8°26'2.90"E) – Nuraghe s’Omu 

E'  stato  catalogato  con  questo  nome  il  sito  noto  in  letteratura come Nuraghe s’Omu (Taramelli 1935: 5; Tore e Stiglitz 1987: 99), localizzato all’interno dell’UT 576. Si tratta di un nuraghe monotorre costruito in opera isodoma in calcare e arenaria (Figg. 4, 11, 12). Tracce dell’ingresso possono intravvedersi nella parte sudorientale del paramento residuo visibile – 3 filari. Nelle immediate vicinanze è stata raccolta ceramica di fase romana, molte schegge di ossidiana e pochi frammenti ceramici ascrivibili a fasi più antiche. Alcuni strumenti litici pesanti raccolti potrebbero essere ascrivibili alla fase nuragica. 

CMP_15 (40° 2'4.73"N, 8°25'38.10"E) – Su Cunventu insediamento  

Si tratta di una dispersione di materiali ceramici prevalentemente ascrivibili alla prima Età del Ferro, localizzata a qualche centinaio di metri ad ovest del nuraghe Su Conventu. È probabilmente riferibile ad un abitato o comunque ad un’area connessa ad attività di tipo produttivo (fra i materiali sono presenti macine e teste di mazza).  

Fig. 4 – Siti nell’area del complesso nuragico Su Cunventu - Spinarba – s’Omu. A ovest la maggiore concentrazione di manufatti relativi al probabile insediamento CMP_15. 

 

CMP_16 (40° 2'24.78"N, 8°25'34.43"E) – Is Aieddus A 

Si tratta di una dispersione di materiali ceramici prevalentemente ascrivibili alla prima Età del Ferro, localizzata a qualche centinaio di metri a sud del moderno abitato costiero di Sa Rocca Tunda, in un’area nota alla toponomastica come Is Aieddus. Anch’essa, come CMP_15, è probabilmente riferibile ad un insediamento o ad un’area connessa ad attività di tipo produttivo, per via della presenza fra i materiali raccolti di macine e teste di mazza. 

Si propone in questa sede la dicitura 'Is Aieddus A' per distinguere il sito da i resti di una villa di età imperiale e di una necropoli a inumazione della stessa fase, oggetto di saggi di scavo di natura esplorativa nel 1985 (Stiglitz 2006: 71; Tore e Stiglitz 1987b: 645-646), localizzati qualche centinaio di metri più a nord, su un’altura prospiciente il mare, oggi inglobata nell’impianto urbano del piccolo borgo turistico moderno. 

CMP_17 (40° 2'18.53"N, 8°25'0.55"E) – Sa Rocca Tunda necropoli preistorica 

Si tratta della necropoli a tombe a grotticella di Sa Rocca Tunda, localizzata immediatamente a S del moderno abitato, all’altezza dell’incrocio che costituisce il suo principale accesso. Almeno 7 nuove tombe sono state individuate, tutte localizzate ad ovest dell’unica finora segnalata. Nei terreni circostanti sono stati raccolti pochissimi materiali archeologici.  

L’area della necropoli è ingombra di materiale di risulta derivante dalla costruzione delle case dell’abitato di Sa Rocca Tunda, tra i quali eternit. Urge un intervento di bonifica senza il quale un approfondimento della ricerca – rilievo delle tombe – sarebbe impossibile. 

Fig. 5 – Monumento nuragico di Sa Rocca Tunda (CMP_11) e insediamento di Is Aieddus (CMP_16). 

Fig. 6 – Tombe a grotticella individuate nel sito CMP_17 all’ingresso del moderno abitato di Sa Rocca Tunda. 

 

CMP_18 (40° 2'29.68"N, 8°24'17.71"E) – San Lorenzo 

Nell’area nota alla toponomastica come San Lorenzo, in corrispondenza della quale era stata segnalata da tempo la presenza di una necropoli di fase romana – il cui utilizzo si protrae fino al VI sec. d.C. (Stefani e Zucca 1985: 98; Stiglitz 2006: 72), e di muri in opus caementicium probabilmente pertinenti ad una struttura ecclesiastica (Tore e Stiglitz 1987), sono stati identificati durante le attività di ricognizione i resti murari di due edifici non meglio definibili, verosimilmente gli stessi segnalati negli anni ’80 da Tore e Stiglitz. La vegetazione è troppo fitta e nell'unità vi sono numerosi spietramenti. È stato raccolto poco materiale, essenzialmente a causa delle pessime condizioni di visibilità.  

 

Fig. 7 – Area di San Lorenzo, il punto indica i probabili resti della struttura interpretata come chiesa da Tore e Stiglitz negli anni ’80.  

 

Fig. 8 – UT 1144, area della dispersione di cocci simile a quella del sito CMP_5. 

 

Fig. 9 – Nuraghe Su Cunventu visto da sud. 

Fig. 10 – Nuraghe Spinarba, particolare del paramento ancora visibile. 

Fig. 11 – Nuraghe s’Omu visto da ovest.  

Fig. 12 – Nuraghe s’Omu visto da sud-est.    

Fig. 13 – Ricognizione nella UT 933, tombe a grotticella di Sa Rocca Tunda (CMP_17).  

Fig. 14 – Tombe a grotticella di Sa Rocca Tunda, particolare di ingresso semiobliterato dalla vegetazione.

 

Fig. 15 – San Lorenzo, probabili resti dell’edificio ecclesiastico.   

Fig. 16 – San Lorenzo, resti di edificio di età storica.

 

OSSERVAZIONI CONCLUSIVE 

La seconda campagna ha permesso alcuni significativi passi avanti nell’interpretazione dell’evidenza territoriale dell’area del Capo Mannu, in particolare riguardo alla presenza di insediamenti di fase nuragica (CMP_15 e 16) – finora alquanto vaga sia dal punto di vista spaziale che da quello cronologico. I due abitati, il più esteso dei quali sembra essere quello che si sviluppa attorno al nuraghe complesso Su Cunventu, per quanto abbiano restituito prove di una loro occupazione durante l’età del Bronzo, sono ascrivibili per il momento ad un periodo più recente della civiltà nuragica, in particolare alla fase cosiddetta di Bronzo Finale/Primo Ferro (X-IX sec. a.C.). 

È stata avviata con successo l’investigazione della necropoli di tombe a grotticella di Sa Rocca Tunda (CMP_17), che sembra contare almeno due raggruppamenti principali, dei quali solo il primo (quello orientale) è stato – ancora parzialmente – indagato. È parere dello scrivente che l’area del Capo Mannu costituisca un territorio privilegiato per lo studio territoriale del neolitico isolano, grazie alla associazione di necropoli con insediamenti affioranti, come quello di Monte Benei. Questa condizione, comune a tutta l’area del Sinis, si rivela particolarmente favorevole allo studio delle logiche territoriali che sottintendevano alla creazione di particolari 'luoghi', places – per utilizzare un termine caro alla teoria archeologica del paesaggio anglosassone, dei punti significanti dello spazio in cui si concentra e si manifesta la pratica sociale di una o più comunità. Si auspica che le future campagne di prospezione nell’ambito del progetto possano definire nel modo migliore possibile questo tipo di evidenza, non certo comune a tutta la Sardegna. 

Infine, sono stati catalogati diversi altri siti (CMP_12, 13, 14, 18), segnalati a seguito di precedenti prospezioni di superficie durante gli anni ‘80, definendone in maniera più precisa la posizione nel territorio, e sono stati aperti nuovi‚ fronti di visibilità in zone poco investigate, dei quali il più promettente sembra senza dubbio quello localizzato a ovest della collina di Benei, dove è stata riscontrata un densità crescente di manufatti appartenenti a differenti fasi – da quella preistorica a quella imperiale. 

 

 

BIBLIOGRAFIA 

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Taramelli, A. (1935) Edizione archeologica della carta d’Italia al 100.000, Foglio 205 (Capo Mannu), Foglio 206 (Macomer). Firenze. 

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